Sinossi di tutti i testi (10): P-R

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Processo educativo e processo psicanalitico (Millot Catherine) 

Processus éducatif et processus psychanalytique costituisce il capitolo 16 del libro di Catherine Millot Freud anti-pedagogue, La bibliothèque d’Ornicar?, Editions du Seuil, Parigi 1979, pp. 133-141. [Prima traduzione in italiano.]

"La psicoanalisi procede, per riprendere un'espressione di Leonardo da Vinci, per via di levare: toglie le rimozioni, distrugge la radice del transfert, e utilizza la suggestione esclusivamente a questa fine. Mentre i trattamenti fondati sulla suggestione procedono per via di porre, per aggiunta. In base a ciò, si può dire che l'educazione, che opera per mezzo della modellatura dell'ideale dell’Io a cominciare dall'apporto dei tratti di identificazione, rassomiglia piuttosto a quest' ultima tecnica. Educazione e trattamento mediante suggestione devono essere posti sullo stesso piano. Essi si servono degli stessi mezzi — prendere nel transfert il posto dell'ideale dell’Io del soggetto - e si propongono gli stessi fini - rinforzare l'ideale dell’Io del soggetto come pure il suo Io. Se l'analisi utilizza il transfert, il suo fine è tuttavia completamente diverso...".



Il testo qui presentato, che riproduce i soli capitoli a firma di Ferenczi, è tratto da Sándor Ferenczi, Fondamenti di psicoanalisi, a cura di Glauco Carloni e Egon Molinari, 4 voll., Guaraldi, Rimini 1974, vol. III, pp. 175 - 193.

"Psicoterapia e Scienze Umane", 2012, XLVI, 4: 490-530. Prima edizione italiana completa e con una nuova traduzione di Danila Moro di questo testo cruciale della storia del movimento psicanalitico, all'origine della controversia e poi della rottura di Freud con Ferenczi e Rank. Il contributo di Ferenczi e Rank fu considerato scandaloso, se non blasfemo, ma se fosse stato considerato diversamente forse il destino del 'movimento psicanalitico' avrebbe potuto essere diverso. POSTFAZIONE di Michael Turnheim. Al testo originale abbiamo aggiunto i segnalibri e un indice incorporato."


Uno dei primi testi "storici" sulla formazione degli analisti e la regolamentazione giuridica delle psicoterapie pochi anni dopo l'entrata in vigore della legge Ossicini.

Intervento conclusivo di Jacques Lacan al 9° Congresso dell'École Freudienne de Paris su La trasmissione. Pubblicato nelle "Lettres de l'École", 1979, n° 25, vol. II, pp. 219-220.

"Adesso, sono persino arrivato a pensare che la psicanalisi è intrasmissibile. È abbastanza scocciante. È abbastanza scocciante che ciascun psicanalista sia forzato - perché bisogna ben dire che vi sia forzato - a reinventare la psicanalisi." 

"Siamo alla realizzazione del paradosso evidenziato nella brillante novella (poi commedia) di Pirandello intitolata La patente dove il protagonista, tale Rosario Chiarchiaro, si è: ' combinata una faccia da jettatore che è una meraviglia a vedere. S'è lasciato crescere su le cave gote gialle una barbaccia ispida e cespugliuta; s'è insellato sul naso un pajo di grossi occhiali cerchiati d'osso che gli danno l'aspetto di un barbagianni; ha poi indossato un abito lustro, sorcigno, che gli sgonfia da tutte le parti, e tiene una canna d'India in mano col manico di corno.' Così acconciato va dal giudice del tribunale a pretendere che gli venga riconosciuto il suo status di iettatore: come il giudice, attraverso la sua laurea, può esercitare la sua professione ed è riconosciuto da tutti, anche il signor Chiarchiaro, una volta ottenuto il suo attestato potrà pretendere da ogni su-perstizioso, e legalmente, una somma per non portare iella al suo passaggio."

The Psycho-Analyst è stato originariamente pubblicato nel 1947 sull' Int. J. Psycho-Anal., 28:1-6. Esso doveva costituire il primo capitolo di un libro che Ella Sharpe si era impegnata a scrivere alla fine della sua vita, intitolato Conversazioni con gli studenti di Psicoanalisi.

"Il desiderio di curare, educare e riformare, utile e prezioso se impiegato in certi ambienti con particolari persone, non rappresenta la forza motrice dell'efficacia di uno psicanalista. La cura e la rieducazione, o, in termini più analitici, le trasformazioni, accadono come esiti del processo analitico, non (...) grazie al desiderio dell'analista di curare e riformare."

Intervento di Jean Allouch alla serata Wladimir Granoff, Centre de recherche en psychanalyse et écritures, 2 luglio 2002. 
Postfazione: Il delitto contro la psicoanalisi di Moreno Manghi. 

Alla preoccupazione di rispettabilità, caratteristica dell'I.P.A., si oppone l'analista lacaniano che, secondo una bella metafora di Granoff, può accettare di scendere nella degradazione, per qualche istante, con un paziente ("descendre au ruisseau, pour quelques instants, avec un patient") . Scendere nella degradazione è, secondo Granoff, l'inverso della rispettabilità borghese. È anche ciò che rende l'analista lacaniano ingestibile in una istituzione che si vorrebbe democratica (Freud per primo era ingestibile democraticamente). È, infine, ciò che Granoff tiene fermo dell'analisi reciproca di Ferenczi, di cui sa perfettamente che non può in alcun modo integrarsi al dispositivo freudiano.

Da "Le Nouvel Observateur", hors-série, numero 56 ottobre-novembre 2004, dedicato a La psychanalyse en procès. L’heritage freudien survivra-t-il aux démentis opposés par ses nombreux détracteurs? (La psicoanalisi sotto processo. L’eredità freudiana sopravvivrà alle smentite dei suoi numerosi detrattori?). L’entretien con Jean-Pierre Winter, a cura di Jean-Philippe de Tonnac, si trova alle pp. 20-23. 

"Freud e la sua teoria sono dei baluardi eretti contro il totalitarismo, l’integralismo, lo scientismo, contro ogni discorso dogmatico. È la sola disciplina che ricrea a getto continuo, in un mondo dedito a calcolare e a comunicare - questa follia di comunicare (communiquer) che dice bene quel che significa, in altri termini: fregare (niquer) il comune (commun) dei mortali -, dello spazio per la parola, e di conseguenza per il desiderio. La cura è il solo spazio dove, contrariamente a ciò che si dice tra i detrattori della psicoanalisi, ciascuno può dire quello che ha da dire e non quello che dovrebbe dire. Io credo che le stanze (cabinet) dove si pratica la psicoanalisi, in tutt’altra accezione, certo, siano dei luoghi di resistenza."

"Farò mia l'annotazione per cui non ci sarebbe programmazione concepibile senza scrittura soltanto per farvi notare che, per altro verso, il sintomo, il lapsus, l'atto mancato, la psicopatologia della vita quotidiana non si sostengono, non hanno senso se non partendo dall'idea che quello che avete da dire è programmato, ossia da scrivere." (J. Lacan)

Estratto da Pour introduire l’amour en Psychanalyse (1998), che costituisce la Presentazione al Seminario di François Perrier, L’amour (1970 - 1971), Hachette, Paris 1998.

Tratta de gioco dell Fort/Da nella prospettiva della Bemächtigungstrieb, la freudiana pulsione di appropriazione, che è l'esito di un fallimento della funzione di simbolizazione in cui il bambino non accetta di separarsi dalla madre (e pertanto da nessun altro oggetto). 


Qual è quell'avvenimento prodigioso, capace di trasformare la sessualità umana alle sue origini, non per niente definita da Freud perversa polimorfa, nella scelta eterosessuale di un partner con il quale non si tratta di accoppiarsi e di riprodursi, ma di fare all'amore e di avere dei figli come frutto di quell'amore?


Rivistatradurre.it (maggio 2013) Le sfide poste dalla traduzione scientifica nel dopoguerra.

"Da tempo, in Italia, si registrano ondate di giubilo fra i dirigenti dell’ordine degli psicologi. Il motivo di tanta euforia sta in una recente sentenza della suprema Corte di cassazione, che accoglie il ricorso degli psicologi contro una psicanalista e decide che ogni colloquio è un atto medico, e dunque, chi lo pratica, deve essere in regola con la legge dello Stato che prevede l’iscrizione all’albo degli psicoterapeuti dell’ordine dei medici o degli psicologi. Ma chi sono i veri responsabili di questa sentenza italiana? Sono gli psicanalisti italiani che vent’anni fa si sono iscritti in massa, nella quasi loro totalità, all’albo degli psicoterapeuti."

Antonio Coutinho, Jorge, "Les quatre dimensions du réveil: rêve, fantasme, délire, illusion", in Alain Didier-Weill (Org.), Freud et Vienne, 1, ed. Ramonville Saint-Agne, Érès, 2004.  

"L’inconscio è esattamente l’ipotesi che non si sogna solo quando si dorme." (J. Lacan)

Freud ha colto l'importanza della questione del padre nel processo di soggetivazione e di umanizzazione. La risposta che egli propone resta nondimeno complessa ed eterogenea. Questo articolo si sforza innanzitutto di rendere leggibile il contributo di Lacan, ripercorrendo le tappe della sua elaborazione; dalla ripresa delle lezioni freudiane (il complesso di Edipo e di castrazione) ai loro sviluppi (l'imago paterna), fino alle innovazioni (la metafora paterna, il ternario padre simbolico, padre reale, padre immaginario) e alle sue rettifiche (la ricusazione del padre simbolico e la promozione del padre reale). Al termine, la questione del padre raggiunge quella del sintomo. Il ricorso a un caso clinico mostra l'interesse di questo contributo non solo per la direzione della cura ma anche per la diagnosi del nuovo 'disagio della civiltà'. [Testo originale allegato].

Trascrizione della discussione tenuta al Center for Freudian Analysis and Research Web Journal, il 16 ottobre 2004, dopo una conferenza sulla sessualità femminile.

"Le persone vogliono diventare analisti perché hanno attraversato i loro fantasmi o vanno dall'analista per realizzare questi fantasmi? In Francia la parola cabinet significa contemporaneamente il W.C. e la stanza di consultazione. Così alcune persone diventano analisti per trovare il loro W.C."

Ribadire, dopo Freud, una definizione puramente linguistica del lapsus non è un'operazione scientifica, ma politica, in quanto priva il soggetto di un'occasione di verità.

Nel 1798, in Alvernia, tre cacciatori catturarono un ragazzo di circa 12 anni cresciuto in completa solitudine tra i boschi; qualche tempo più tardi il 'ragazzo selvaggio' fu condotto a Parigi. I curiosi della capitale si accalcarono al suo arrivo; credevano di incontrare il Buon Selvaggio di Rousseau; videro un essere in preda alle convulsioni, che sapeva emettere solo un 'orrido rantolo', mordeva e graffiava chiunque gli si avvicinasse e amava giacere in mezzo ai suoi escrementi. A causa della diagnosi di cui era stato incaricato Pinel, forse il più autorevole psichiatra dell'epoca, egli sarebbe finito nel ricovero degli idioti, se un giovane medico, Jean Itard, non avesse ottenuto, opponendosi strenuamente a quella diagnosi, di tentarne l'educazione. Un'educazione che ai suoi occhi diveniva all'epoca emblematica del passaggio dalla Natura alla Cultura, della ricapitolazione degli stadi di formazione dell'Uomo civilizzato, e che ai nostri rappresenta il primo tentativo storico di reintegrare l'handicappato in Società, invece di destinarlo all'ospedalizzazione a vita. Nel 1801 e nel 1807 Itard scrisse, su questo tentativo, due relazioni in cui molti hanno ravvisato l'inizio della pedagogia moderna, e da cui Truffaut ha tratto un film che ha reso celebre questa storia in tutto il mondo.

Dopo che la S.P.I. (Società Psicoanalitica Italiana) si è accaparrata la proprietà morale delle Opere di Sigmund Freud, le storiche OSF, quella che indubbiamente è stata una grande impresa intellettuale, culturale, editoriale si è trasformata nell’unità di misura del Canone psicanalitico e ogni nuova traduzione di Freud è destinata all’indifferenza, al disinteresse, all’ignoranza, all’oblio; oppure – se si hanno i mezzi e la forza per imporsi al grande pubblico e bene o male non la si può ignorare – viene accolta come un reato di lesa ma(mm)està.

Non la legge condiziona in Italia la psicanalisi, ma piuttosto è quest'ultima ad essere mancante nel portare in risalto la sua specificità.



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