Sandor Ferenczi [1873 - 1933]

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Così scriveva nel 1931 Ferenczi, uno dei primi allievi di Freud: "Sono conosciuto come uno spirito inquieto, o, come mi hanno detto recentemente a Oxford, come l’ enfant terrible della psicoanalisi." Ed infatti fu uno degli psicoanalisti più controversi, per le sue teorie come per i suoi metodi di cura, che potevano comprendere, ad esempio, quello di prendere la paziente sulle sue ginocchia, per offrirle quel rapporto umano che le era mancato nell’infanzia...

Sandor Ferenczi nacque il 7 luglio 1873 a Miskolc, una piccola cittadina dell’Ungheria settentrionale, in una famiglia dove Sandor era l’ottavo figlio, (forse il prediletto dal padre). In tutto i figli viventi furono dodici. I suoi genitori erano entrambi polacchi cracoviani immigrati ed ebrei ortodossi, osservanti delle tradizioni, sia nella nozione di clan familiare sia nella assegnazione dei ruoli. Il padre, Baruch Fränkel aveva partecipato attivamente alla rivoluzione liberale progressista e nazionalista del 1848 unendosi agli insorti che si opponevano all’impero asburgico.

Faceva il libraio ed il piccolo editore di testi di letteratura radicale e politica di prima linea ed era anche organizzatore di concerti con artisti di risonanza mondale. Nel 1879 il padre cambiò il suo cognome da Ferenczy, cognome nobile, al più popolare Ferenczi e nel 1880 fu nominato Presidente della Camera di Commercio di Miskolcs. Grazie agli interessi culturali del padre, Sandor trascorse la sua infanzia in un ambiente intellettualmente stimolante, distinguendosi come un allievo particolarmente brillante nel collegio protestante del suo paese. Leggeva di tutto ed in particolare gli piaceva la poesia.

Quando Sandor aveva 15 anni morì il padre, che ne aveva 58, lasciando nel ragazzo un grande senso di vuoto. Sua madre, Róza Eibenschütz, era una donna attiva e dinamica che aveva sempre aiutato il marito nelle attività culturali e sociali, ed era presidente dell’unione delle mogli ebree della città. A 48 anni, alla morte del marito, malgrado i dodici figli, si fece carico della conduzione della libreria, aprendo perfino una filiale nella vicina città di Nyiregyhaza. Sandor tuttavia si sentì poco amato da questa donna, molto intelligente e forte, ma anche troppo severa e parca di carezze. Sandor Ferenczi descrisse questo periodo della sua vita come segretamente dedito alla masturbazione ed ai giochi infantili, sia di tipo omosessuale che eterosessuale.

E’ sempre in questo periodo che la famiglia Ferenczi si relaziona con Gizella Altschul, che all’epoca aveva 23 anni, la quale sposa Géza Pálos, dal quale avrà poi due figlie, Elma e Magda. (Magda si sposerà poi con il fratello minore di Sandor, Lajos). E’ un incontro importante, perché in seguito Sandor si innamorerà profondamente di Gizella e poco dopo anche di sua figlia Elma, costruendo un difficile ed estenuante rapporto a tre. Un altro interesse del giovane Ferenczi riguarda lo spiritismo e i fenomeni paranormali. A Vienna, i suoi anni di studio universitario rappresentarono la sua prima esperienza di indipendenza dalla famiglia ed in questo periodo più che agli studi preferì dedicarsi alla bella vita. Si laureò comunque in medicina nel 1894 a 21 anni, poi partì per svolgere il servizio militare nell’esercito austroungarico. Al ritorno, decise di specializzarsi in neurologia e psichiatria, seguendo la sua passione per l’ipnosi, rafforzata dalle letture sull’ipnosi e sull’isteria.

Durante il 1897, si iscrisse dunque come interno al Rókus Hospital di Budapest, specializzandosi in neurologia
e neuropatologia, e nel 1898 divenne medico ausiliario nell’Ospizio dei poveri Elizabeth, a Budapest, al servizio degli emarginati e delle prostitute. Le pubblicazioni di questo periodo vengono chiamate “Gli scritti di Budapest 1899-1907“ nei quali possiamo scorgere i suoi interessi antecedenti al periodo psicoanalitico come nei testi: “Spiritismo” del 1899 “L’omosessualità femminile” del 1902, ”Encefalopatie saturnine” del 1903, “Il valore terapeutico dell’ipnosi” del 1904.

Stabilitosi a Budapest, incontrò Freud tramite un collega, Philip Stein nel febbraio del 1908. L’anno precedente aveva infatti letto l’interpretazione dei sogni, rimanendone particolarmente colpito. A 30 anni partecipava in modo attivo alla vita politica ungherese e soprattutto, accettava di essere rappresentante del Comitato Umanitario Internazionale per la Difesa degli Omosessuali , fondato da Magnus Hirschfeld nel 1897. Il suo intento era quello di opporsi alle terie elaborate da Krafft-Ebing e Möebius, che ritenevano l’omosessualità un’infermità degenerativa.

L’incontro con Freud andò così: Jung andò a Vienna nel Marzo del 1907 per vedere Freud, poi proseguì per Budapest dove si incontrò col Dr. Stein, amico e collega di Ferenczi. Jung e Ferenczi parlarono molto in questo incontro ed il 28 giugno Jung scrisse a Freud che ”Il Dr. Stein di Budapest e l’altro specialista di malattie mentali, il Dr. Ferenczi, desiderano visitarla a Vienna e mi hanno chiesto di domandarle quando potrebbe essere comodo per lei questo incontro“.

La domenica del 2 Febbraio 1908 Stein e Ferenczi visitarono finalmente Freud a Vienna, che allora aveva 52 anni (Ferenczi ne aveva solo 34). Nonostante la differenza di età i due si capirono al volo, tanto che il Maestro lo invitò a presentare un lavoro nel Primo Congresso Psicoanalítico di Salisburgo (1908) e, fatto inaudito, ad incontrarsi in Agosto con lui e la sua famiglia a Berchtesgaden, dove i Freud trascorrevano le vacanze estive. Al ritorno da Salisburgo Ferenczi era infatti passato completamente dalla parte di Freud. Un giorno (5 Ottobre 1909) scrisse al Maestro: "Mi sento come il famoso ingegnere che dopo cinquant'anni di servizio va in pensione, e se ne sta a guardare una locomotiva ferma sul binario, finché esclama con ingenua ammirazione: "E' proprio una bella invenzione! Da anni trascorro le mie giornate ad arrovellarmi sulla psicoanalisi, sono un manovale di questo metodo, è la mia arte e il mio pane quotidiano. Eppure non passa giorno che io non mi fermi, spesso nel mezzo di una seduta, ad ammirare gli straordinari progressi nella comprensione degli uomini malati e di quelli sani. E' davvero una bella invenzione!"

Cominciò così un’amicizia durata 25 anni. Malgrado la differenza di età con Freud (17 anni) Ferenczi fu quello che si avvicinò più di ogni altro allievo al Maestro, fu il primo ad essere definito ‘caro amico’ nelle lettere, l’unico chiamato a fargli compagnia durante le vacanze, gelosamente nascoste ai più. Questa amicizia visse di un profondo rapporto epistolare,definito da Freud come ‘un’intima condivisione della vita, dello spirito e degli interessi’. L’interesse principale dei due era certamente quello per la psicoanalisi ed in particolare i due discutevano di transfert, contro-transfert, paranoia, relazioni oggettuali.

I due psicoanalisti viaggiarono insieme negli USA (1909), quando Freud fu invitato a tenere un ciclo di conferenze insieme a Jung. Ferenczi li accompagnò ed i tre ebbero così modo di conoscersi a fondo e di commentare le conferenze di Freud. Questa esperienza inoltre permise loro di analizzarsi reciprocamente. Ma Ferenczi fu compagno di viaggio di Freud anche a Parigi, Roma, Napoli, Palermo, Siracusa (1910), nelle Dolomiti (1911), di nuovo a Roma (1912), in Dalmazia (1912), a Corfu’, in Grecia (1913).

Nel 1913 Ferenczi fondò la società psicoanalitica ungherese e fu psicoanalista di personaggi che a loro volta sarebbero diventati imprtanti nel movimento, M. Klein, E. Jones, M. Balint.

Quanto alla tormentata vita sentimentale del nostro, dobbiamo sapere che a 31 anni, Ferenczi aveva iniziato una relazione con Gizella (1904), che aveva allora 39 anni, ed era sposata con Géza Palos, con il quale aveva avuto due figlie, Elma e Magda. Géza era un uomo malato e la relazione fra i due fu clandestina. Sette anni dopo, nel luglio del 1911, quando Sandor aveva 38 anni e Gizella 46, Elma Palos, la figlia maggiore di Gizella, una bella ragazza di 24 anni chiese alla madre di poter consultare Ferenczi per una depressione generata dal suicidio del suo fidanzato. Ferenczi si innamorò anche della figlia di Gizela e cominciò quindi un rapporto a tre dal quale i personaggi non riuscivano ad uscire. Per questo Elma fu mandata in analisi da Freud. Così scriveva Ferenczi a Freud: ‘Le lettere di Elma e il Suo rapporto, non sfavorevole, hanno mitigato il mio stato d'animo e in parte si sono dissolte le impressioni riguardo agli aspetti patologici di Elma; più spesso hanno cominciato a riemergere dalla memoria, scene che sembravano dimostrare la sua capacità di amare, e ho cominciato a contemplare la possibilità di una soluzione positiva. nel frattempo facevo visita ogni giorno alla signora G., che ha continuato a consolarmi nonostante la sua tristezza. tanta capacità di amare e tanta abnegazione, tanta ricchezza intellettuale e affettiva mi ricordano ogni volta dolorosamente quel che invece potrebbe essere in serbo per me con Elma. E tuttavia, per rispetto alla verità, devo riconoscere che malgrado tutto quel che ho rilevato, e constatato consciamente per quanto riguarda fascino, intelletto e sensibilità, con la signora G. non sento quell'entusiasmo, quello slancio spensierato, gioioso e naturale che Elma ha liberato in me. L'amore è irrazionale! "

Gizella era disposta a rinunciare questa relazione per la felicità di entrambi, ma Ferenczi non riusciva a decidersi. Così scriveva Elma a sua madre: “Cara mamma, Lei non mi parla mai di sé. Se Lei e Sandor avete deciso di comune accordo che non potete vivere l'uno senza l'altra, me lo scriva sinceramente. Finché Lei si sentirà così profondamente colpita dalla perdita di Sandor, egli non potrà staccarsi interiormente da Lei, né io potrò accettare a cuor leggero il suo amore. Ci rendiamo ben conto del Suo dolore, anche se Lei vuole nasconderlo; sarà meglio essere sincere. I suoi sentimenti limpidi, senza alcuna ombra, meritano di essere salvaguardati più dei miei. Tanto il mio futuro sarà una successione di difficoltà; una rinuncia in più o in meno non conta gran che per me…".

Per fortuna, Elma fece un viaggio negli Stati Uniti dove conobbe Laurvick, un americano e lo sposò. Sandor si sposò così con Gizella nel 1919, quando lui aveva 46 anni e lei 55. Tuttavia, come accadde per altri seguaci di Freud (Jung, Adler, Frank, ecc.) anche il rapporto di Ferenczi con il Maestro non avrebbe retto nel tempo. Per le sue idee, considerate 'infantili' dall'ortodossia psicoanalitica, Ferenczi fu messo progressivamente ai margini del movimento. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto con gli altri oppositori interni alla psicoanalisi, le divergenze teoriche fra Ferenczi e Freud non incrinarono del tutto il loro rapporto personale: nelle ultime lettere che i due si scambiarono appare ancora un rapporto di stima e di amicizia. La rottura avvenne sulla questione della causa della nevrosi: Ferenczi era convinto che la vera causa della nevrosi fosse l’abuso sessuale subito dai bambini da parte degli adulti. Queste convinzioni contraddicevano la tesi freudiana per cui la nevrosi si basava sulla fantasia di aver subito degli abusi da parte dell’adulto e non su abusi veri e propri. Anche nei metodi clinici, Ferenczi riteneva giusto non essere dei semplici osservatori, ma empatizzare col paziente, assisterlo, anche attraverso manifestazioni di affetto: quelle manifestazioni di affetto che gli erano mancate nelle prime relazioni oggettuali. Le sue ‘tecniche attive’ non piacevano a Freud, che ripudiò l’innovazione del ruolo attivo dell’analista e insorse contro l’idea che l’analista potesse dare soddisfazione emotiva al paziente: per Freud l’analisi doveva, al contrario, essere condotta in un’atmosfera di astinenza.

Ferenczi si allontanò ancor di più da Freud quando formulò la teoria della corrispondenza fra sviluppo dell’individuo (ontogenesi) e sviluppo della specie (filogenesi). La vita intrauterina rappresentava una ripetizione dell’esistenza delle più semplici forme di vita oceanica. Quando, nelle età passate, una specie vivente era emersa dal mare, per continuare la sua evoluzione sulla terraferma, aveva sperimentato un dramma, di cui quello della nascita non era che una ripetizione. L’uomo avvertiva con dolore non solo la nostalgia del ritorno nel grembo materno (come sosteneva anche Rank, ma soprattutto quella del ritorno alla propria primordiale esistenza nelle profondità marine.

Troviamo queste idee in Formazione e scomparsa dei sintomi nevrotici 1914, Isteria e patonevrosi 1919, Il punto di vista sociale in psicoanalisi, 1922, Thalassa, psicoanalisi della vita sessuale 1924. Dopo la partenza di Elma per gli Stati Uniti (1913) Ferenczi fisicamente non stette più bene: soffrì delle conseguenze di un’operazione alla narice, poi di emorragie interne, somatizzazioni, mal di testa, difficoltà di respirazione, stanchezza intellettuale e fisica, attribuita ai suoi processi intellettuali creativi, accompagnati da una sistematica preoccupazione per il problema della morte. Vittima di un’anemia perniciosa, Ferenczi morì nel maggio del 1933.